Quarta-feira, 29 de Setembro de 2010

ucceli

publicado por relogiodesacertado às 22:17
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Terça-feira, 28 de Setembro de 2010

o rio não está ´porta parte 2

II parte

Sono tornato ai tempi del fiume, ai tempi in cui il fiume s’inginocchiava come un imperatore inclinato ai tuoi piedi. Hai ancora in mente quell'espressione Il fiume non é alla porta, ora i tuoi ricordi sembrano un gregge di pecore a pascolare a lato dei tuoi occhi. Apri la scatola in cui conservi gli strumenti per cucire e scegli un bottone da mettere sulla tua gonna azzurra.

Sei tornata dal tuo viaggio a casa dei tuoi genitori. Tua madre, che per lavoro vendeva dolci fatti in casa, adesso vende i contenitori di plastica della Tupperware, tua madre é un agente segreto, tua madre é coinvolta nel terrorismo dei contenitori di plastica, va per la strada tutta truccata, ha gli occhi appesantiti dal rimmel. Da quando tuo padre é morto, lei esagera sempre nel trucco, é perfino andata due volte in discoteca e ha preso una sonora sbronza. Tu ti sei preoccupata, volevi proteggerla come se fosse di porcellana, hai cominciato a immaginare che dei balordi, dei delinquenti la potessero stuprare. Tu non sei una ragazza all'antica, ma sei in quella fase in cui si vuole essere il re del nostro stesso re.

Tua madre usa anche dei jeans strappati e sta prendendo lezioni di tango; il suo partner é un argentino di mezz'età che dopo le lezioni la invita a bere un the nero mentre lui sorseggia un rum con una fetta di limone, e comincia a raccontarle che non ha mai avuto fortuna con le donne, che gli piacerebbe portare tua madre in Argentina, che lui era proprietario di molte terre, ma che vorrebbe possedere i sui occhi. Continua con tutte queste chiacchiere, e tua madre lo ascolta con molto interesse, interrompendolo a volte con un: e dopo? Gli occhi di tua madre si fanno grandi e spalancati come quelli di un bambino che solo con lo sguardo fa sciogliere un gelato.

 

Stai mettendo in ordine la tua stanza; si é accumulata un po' di polvere, passi le dita sui mobili, fai un solco nella polvere ed ecco comparire un arcobaleno e un ragno gigante a contemplare il tuo arcobaleno, a mangiare golosamente la polvere accumulata sui mobili, sui libri, sulle casse. Cominci a pensare ai pirati, pensi che tua madre ha trovato un pirata argentino, che un giorno la spingerà, e che lei cadrà in un pozzo o nelle sue braccia, a patto che le sue braccia siano capaci di abbracciare o di riscaldare.

Nonostante tutto, non ti fidi di questo argentino, tu che sei incespicata nelle tue proprie gambe, tu che hai azzeccato in alcune cose e hai sbagliato in altre. Se tua madre si innamorerà, il bello di questa passione sarà non arrendersi anche se fosse tutto falso; l’acque pura rimane pura e, se lei ha sete, anche se l’acqua non fosse adatta alla sua sete e all’acqua che c’è dentro di lei, la reale intenzione non la potrà ferire e non andrà persa.

Ti piaceva rimanere seduta lungo il fiume, sembra che non sia invecchiato, non riesci a trovargli nemmeno una ruga. Hai compiuto trenta anni, eppure ti senti con la stessa età di Abraamo. Hai voglia di criticare tutto e tutti, gridi, perdi la pazienza, piangi fino al punto di traboccare, e in questi momenti ho paura di toccarti, ma al tempo stesso non voglio rimanere indifferente; forse é migliore che io mi inventi qualcosa, come chiederti se i bachi da seta godono di buona salute. Lo so che é una fesseria, ormai sei vecchia per collezionare bachi da seta, ma in fondo l'età, sì l'età, é solo un peso sulla bilancia. In ogni caso, quando sei in questo stato, é meglio lasciarti stare.

Il vecchio argentino e tua madre alla fine sono andati a vivere insieme, tua madre sapeva che era un mascalzone, ma in fondo anche il mondo, con le sue guerre, i suoi crimini, i suoi casi di corruzione, é un mascalzone e noi crediamo sempre che cambierà, che in lui vi é qualcosa capace di farci sognare. Carlos ha conquistato tua madre con il profumo delle orchidee, mai nessuno le aveva regalato orchidee di quel tipo. Sei stata al loro matrimonio, é stato un matrimonio con rito civile, e il rinfresco si è svolto in un centro ricreativo. Per la prima volta hai assaggiato la cucina argentina, conoscevi la musica di Astor Piazzola, il calcio di Maradona, e la bancarotta; sapevi che quell’amore era povero, lui aveva una modesta pensione e un po’ di denaro vinto al gioco. Tua madre sapeva che il suo Don Chisciotte era un baro, ma tua madre amava quel baro, le piaceva l’odore di rum dei suoi abiti.

            Il tuo patrigno era sempre di buon umore, a tua madre piaceva fare il confronto con tuo padre. Vent’anni passati a fare da tappezzeria e ora era l’oggetto della devozione di un povero argentino. Lui l’amava, scriveva per lei poesie in rima, poesie d’amore e salsa. Quando le leggeva le sue poesie, per tua madre erano le migliori del mondo, lui stesso se ne vantava, diceva che tua madre era l’unica che le comprendesse.

            Tua madre rimase con lui la metà degli anni passati con tuo padre. Carlos, il baro romantico, non riuscì a barare con la morte. Gli ultimi mesi della sua vita, li passò a confessarsi a tua madre come il ladro pentito delle Scritture. Se solo tua madre avesse un sorriso così forte da aprire un buco nella terra, capace di riportarlo in vita.

 

            Tua madre passa le ore a parlare di Carlos, dorme in salotto perché crede che il suo spirito vaghi nella stanza, le sembra di udire il rumore del mazzo di carte sul comodino. Vuoi portare tua madre dal medico, ma i tuoi vicino pensano che debba andare al centro spiritista, che c’è già stato un caso di uno spirito ubriaco che dormiva sulle scale, era lo spirito di un marito che in vita era capace solo di bere. Tu pensi che i tuoi vicini siano creature strane, anche se ti piacerebbe chiedere se è possibile mettersi in contatto con l‘anima dei bachi da seta, sapere se hanno dei messaggi per te.

Hai deciso non portare tua madre dal medico, e nemmeno al centro spiritista. Tua madre non si metterà ad aggredire le persone per strada, le manie di persecuzione le passeranno.

 

publicado por relogiodesacertado às 19:28
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publicado por relogiodesacertado às 10:45
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Sexta-feira, 24 de Setembro de 2010

A prostituição das árvores

Não consigo dormir, vou para a rua ver as árvores perfiladas. Minhas queridas não tenho dinheiro, a prostituição não é solução, e há alternativas melhores que aturarem bêbedos e cães e os cães não usam cartão de credito, nem os bêbedos vos dão perfumes caros. Estou desempregado, ontem fui inscrever-me num curso de jardineiro, na entrevista perguntaram-me coisas sobre as árvores, eu disse que já tinha sido casado com uma, mas éramos incompatíveis, não tínhamos o mesmo grupo sanguíneo, eu gostava de sair, jogar bilhar com os amigos e ela não gostava de sair, tinha os pés bem assentes na terra. És um imaturo dizia ela e tu és uma pobre que não anda nem desanda, se não sais do mesmo sitio como vais ganhar a vida, não podes viver sempre á custa das intempéries. E ela respondia-me: - Tenho um bom corpo, ganho mais com as formas do meu corpo do que a lavar escadas e fica a saber que conheço muitas meninas universitárias, já ouvi muitas conversas, olha podias comprar-me um telemóvel, preciso de estar ocupada, agora não tenho tido muitos clientes, o ultimo foi um politico, um major, pagou-me em electrodomésticos, era um chato, estavasempre a bocejar, mas o pior foi com um guarda republicano, tinha fantasias estranhas, apalpava-me e passava-me multas. Olho para ela, tenho os olhos baixos, oiço o apito da fabrica. Minhas queridas vou voltar para casa, tenho roupa no estendal, lavar roupa suja é melhor que tomar xanax. Já me ia esquecendo, trago rebuçados, podem usar o papel como protecção. As dores de garganta são profundas e o sexo oral é lírico. Boa noite e tenham cuidado com os rafeiros. Apagam-se as luzes e vai terminar o filme.

lobo 09

publicado por relogiodesacertado às 11:16
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Quinta-feira, 23 de Setembro de 2010

AA chuva nos sapatos

A chuva nos sapatos... não havia nada de misterioso, podia ser o titulo de um filme, uma canção longa legendada em Francês ou um crime desses idealizados contra a paciencia dos dias. Sou um pobre homem e serve-me a palavra para contestar o meu destino. Á mãe que me fez nascer e ao mundo que me faz sentir incompreendido e indigno deste palco, deste viver do lixo e da caridade. No segundo andar da santa casa a mulher com cara de buldog a Dra Silvia, nome que oiço da boca do segurança.- Então!... tem se alimentado? parece que está mais magro. E eu que trazia e trago um album de fotos mostrei-lhe todos os caixotes do lixo da cidade.- Encontro sempre comida e já encontrei livros.- Temos aqui um intelectual.E naquele momento o meu pensamento começou a falar em voz alta e chamei-lhe todos os nomes a maior parte deles em francês. A mulher chamou o segurança e eu imaginei-o a bater no peito como os gorilas de sete rios contestando o aumento do passe social.Trabalho é a palavra mais dificil, quando tento pronunciar é muito trabalho e não há compensação, deitar e levantar, abanar a cabeça para cima e para baixo, para os lados e saber que isto resulta sempre igu al como um cão que sempre levanta a pata para mijar e que sempre faz olhos pateticos para receber o osso, pois vai chegar o momento em que lhe será pago um salário como fazem á Dra Boldogue. Estou a olhar o rio e chega junto a mim o policia municipal.- Tem licença para pedir, que faz com uma sanita ás costas?- É para fazer as necessidades- Já ouviu falar de saneamento basico?!- Sou um turista, ando sempre em viagem.- Está a gozar com a minha cara?!- Tem um ar muito jovem e deve ter muita força, bloquear os pneus de um carro deve ser dificil, ouvi dizer que o mundo é governado por cerebros bloqueados.- Devia tomar um bom banho- Trazer uma banheira ás costas ia ser dificil, se eu conseguisse fazer chover, sabe fazer chover é assim... alguém com cara de parvo a olhar para o céu, já tentou a experiência?! os poetas tem essa capacidade, os poetas são doceis e ele olha para mim e eu começo a gritar que ele me está a assediar e que me quer multar por não ter comigo o seguro de sanita turistica.As pessoas começam a gritar com ele e o coitado olha para o ceu e começa a chover e que merda logo no momento em que me deu a vontade, esta chuva não deixa de ser abençoada, hoje comi feijoada de porco, o porco é o meu signo chinês, gosto de provérbios chinezes, já tive um porco, dei-lhe o nome de um proverbio chines. O meu porco chamavasse quem anda á chuva molhasse. Costumava ler lhe os poemas do mestre apolinair e foi com grande tristeza que o levei ao matador, aquele amigo e irmão era muito saboroso, com outros mendigos fizemos um banquete, nem na mesa de um rei se podia imaginar um prato como aquele ornamentado com rodelas de ananás e vinho do porto, mas a amizade tras sempre desapego e era preciso matar o desejo, confesso que nunca tinha arrotado tanto que até perguntaram se aquilo tinha alguma coisa a ver com a fonetica chineza.- Estão a gostar pergunto eu, quando era pequeno gostava de comer urtigas, as urtigas são boas para os problemas urinários, eu costumo urinar nas urtigas, já comi porco com urtigas.- Isso é bom?- Tem muitas calorias, é uma comida para o inverno.- A minha irmã é vegetariana, ela gosta de sopa de urtigas, dessas em saquetas, que se vende nos supermercados.- Já pensei ser vegetariano mas não consigo, também adoro batatas, as batatas são como os acentos na gramática dos paladares, bacalhau com batatas e umas couves de preferência galegas.- Ontem encontraram morto um transexual, tinha chuva nos sapatos- Foi crime?- Parece que a policia descobriu um diário secreto, um diário compremetedor.- Uma confisão?!- Parece que foi o amante, a policia chama a este caso a confisão de Lucio.Volto a olhar o rio, há sempre o momento para o fim de uma história e assim adormeço sem esquecer as minhas orações e as mãos lavadas. Daqui a pouco o tejo vem ter comigo a pedir que desenhe um electrico. Acordo no quarto de hospital, há um gajo com um lençol a tapar-lhe a cabeça, coitado está no matador, o porco vingou-se dele e a solidão não para nunca mais. Á minha volta estão muitos médicos.- Esse figado está a desfazer-se- O senhor Doutor pode dizer isso em Francês, o figado a desfazer-se e as flores da minha despedida... costumo escrever poemas, uma noite de lua cheia feri-me, era um golpe fundo, usei a folha dos poemas para estancar o sangue.- Deixe-me ver o pulso, agora precisa de descansar.Lá fora está de novo a chover, a sirene das ambulancias toca ensurdeceduramente parece o guincho do porco e nunca isso foi tão parecido á aflição que se pressente antes da morte chegar

Lobo

publicado por relogiodesacertado às 17:27
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Sexta-feira, 17 de Setembro de 2010

Café com cheirinho

Café com cheirinho


Tomo café com cheirinho, olho a rapariga que segue o troço ferroviário, ela parece uma ave, dessas de pernas longas e magras.
- Ela é a filha do moleiro diz do balcão o dono do bar, um homem gordo e calvo que morou muitos anos na Suíça e juntou dinheiro para investir naquele negócio e que quer ficar ali o resto dos dias.
- A rapariga é bonita digo eu que sou novo ali.
- Tem muitos a lançar a rede.
Na estrada onde fica o café passa o carro dos bombeiros. Mais um incêndio sussurra alguém, outro acrescenta que noutros lugares o problema é a água, no Paquistão a água roubou o pão da terra, roubou o milho, o feijão, uma coisa de meter dó, aquela água toda ceifou muitas vidas, fez correr muito pranto e ranger de dentes. Aquela gente precisa de ajuda, em toda a parte se precisa de ajuda, aqui as nossas crianças precisam de pão para terem força para aprenderem as lições dos livros e os nossos velhos precisam de ter as garrafas cheias de vinho e dos filhos á conversa com eles e dos netos a moerem-lhes o juízo para que se sintam vivos e não se sintam inúteis. Para os velhos há dois lugares; ou a morgue ou o lar, mas pode ser se um velho importante, um velho intelectual, um desses poetas que nos enchem a vida de ilusões, que vão viver para uma ilha nas Canárias, que vão representar o orgulho que não temos, que são como o grande futebolista que marca os golos que não conseguimos marcar. Nós os pobres, os anónimos deixamos as bolas entrar, estamos frustrados, não conseguimos defender nada. Sabe uma coisa os políticos sabem que somos uns falhados e eles com as promessas que nos fazem inventam a ambição que não temos, nós não acreditamos nos políticos, eles são como um comboio que nunca vamos apanhar mas que nunca desistimos de correr atrás. Os pobres andam sempre a correr para o passado, a pobreza tem medo do futuro e é por isso que os pobres jogam aos jogos de azar e se imaginam os heróis da descoberta da índia e fazem do seu vizinho um Mouro a combater e ouvem as histórias da mil e uma noites em que os pobres se tornam ricos e os dragões acabam numa clínica de desintoxicação por causa da dependência ao ópio.
.Tomo café com cheirinho, olho a rapariga que segue o troço ferroviário, ela parece uma ave, dessas de pernas longas e magras.
- Ela é a filha do moleiro diz do balcão o dono do bar, um homem gordo e calvo que morou muitos anos na Suíça e juntou dinheiro para investir naquele negócio e que quer ficar ali o resto dos dias.
- A rapariga é bonita digo eu que sou novo ali.
- Tem muitos a lançar a rede.
Na estrada onde fica o café passa o carro dos bombeiros. Mais um incêndio sussurra alguém, outro acrescenta que noutros lugares o problema é a água, no Paquistão a água roubou o pão da terra, roubou o milho, o feijão, uma coisa de meter dó, aquela água toda ceifou muitas vidas, fez correr muito pranto e ranger de dentes. Aquela gente precisa de ajuda, em toda a parte se precisa de ajuda, aqui as nossas crianças precisam de pão para terem força para aprenderem as lições dos livros e os nossos velhos precisam de ter as garrafas cheias de vinho e dos filhos á conversa com eles e dos netos a moerem-lhes o juízo para que se sintam vivos e não se sintam inúteis. Para os velhos há dois lugares; ou a morgue ou o lar, mas pode ser se um velho importante, um velho intelectual, um desses poetas que nos enchem a vida de ilusões, que vão viver para uma ilha nas Canárias, que vão representar o orgulho que não temos, que são como o grande futebolista que marca os golos que não conseguimos marcar. Nós os pobres, os anónimos deixamos as bolas entrar, estamos frustrados, não conseguimos defender nada. Sabe uma coisa os políticos sabem que somos uns falhados e eles com as promessas que nos fazem inventam a ambição que não temos, nós não acreditamos nos políticos, eles são como um comboio que nunca vamos apanhar mas que nunca desistimos de correr atrás. Os pobres andam sempre a correr para o passado, a pobreza tem medo do futuro e é por isso que os pobres jogam aos jogos de azar e se imaginam os heróis da descoberta da índia e fazem do seu vizinho um Mouro a combater e ouvem as histórias da mil e uma noites em que os pobres se tornam ricos e os dragões acabam numa clínica de desintoxicação por causa da dependência ao ópio
.A mulher do dono do café, xaile sobre os ombros pergunta: - Jovem você acredita que os homens foram á lua, acredita que eles foram naquele transporte que parece aquela coisa que os homens põem nas partes por causa dessas doenças modernas, você acredita, eu não sei se deva acreditar, tinha de ver com os meus olhos.
- Não sei se eles foram lá, não quero saber, pessoalmente imaginar ir á lua é como ter uma iguaria ao pé dos olhos e não poder comer, quem nunca saiu daqui fazer a mais pequena viagem deve ser como não conseguir dar uma explicação para o primeiro clímax, para tudo há sempre uma sensação, o cozinheiro que frita um ovo pela primeira vez sente-se o mais importante chefe de cozinha. Ele vai figurar no livro dos recordes como o primeiro cozinheiro a dar ao mundo o ovo estrelado que cai no prato tal ginasta a fazer o triplo salto e a cair direito com os dois pés no chão. Sabe não faz mal acreditar, acreditar é uma razão para viver, nós vivemos porque temos sonhos e é isso que nos dá força quando não encontramos o corrimão que nos ajude a subir as escadas.
- O meu marido foi esse corrimão, sempre lhe fui fiel, só ele me convencia a crer no impossível, por isso casei e lhe jurei obediência, sou católica apostólica e Romana. O homem ir na lua é coisa do diabo, já não bastava os Russos comerem as crianças...
- A Senhora quando morrer vai para o céu.
- Claro que vou para o céu, para onde havia de ir?!
- Pode não haver vagas.
- O céu não é a função publica, esses gajos vão todos para o inferno, olhe já viu como vivem esses tipos, andam sempre a pedir aumento e os ciganos que recebem dez rendimentos mínimos, até os cães recebem o rendimento mínimo. Eu sei quem punha isto nos eixos.
- Olhe minha Senhora o rendimento mínimo tem ajudado muita gente, imagine se o nosso grande poeta no tempo dele tivesse este apoio social.
- Camões foi um grande poeta, outro dia fui ver no teatro a Inês de Castro, a minha filha fazia de Inês quando chegou aquela parte em que os marginais a iam matar peguei no telemóvel e liguei á guarda, não podia consentir uma coisa daquelas, sei que aquilo era tudo a fingir mas naquele momento fiquei fora de mim, eu sou mãe, posso parecer uma pessoa dura mas na verdade tenho um coração de manteiga, costumo dar donativos para os pretinhos em África e para o canil municipal, pobres dos cãozinhos, o nosso perdigueiro costuma levar coisas da mercearia aos nossos clientes, o animal é inteligente, até sabe distinguir um cheque careca de um cheque com cobertura.
- Ainda há-de trabalhar num bar, talvez no BPN.
- Coitados daqueles que puseram lá o dinheirinho.
- Sirva-me uma imperial
- Com este calor sabe bem, eu bebo muita água e na comida não deito sal, o meu marido diz que eu deito sal no prato da vida alheia, eu só gosto de conversar e isso não tem mal, você é um rapaz novo, não sei se está comprometido, sonho para a minha filha que ela case com um médico, uma vez sonhei que um médico auscultava notas de cem, não gostava vê-la casada com um artista ou com um dono de café, nós queremos ter orgulho nela.
- A sua filha gosta de teatro e se ela quiser ser actriz.
- Se ela tiver essa vontade, a minha filha é maior e vacinada.
- Penso que o mais importante é ela ser feliz mesmo que fosse a tirar bicas.
- Mas eu gostava de ver a minha filha casada com um médico, colar o diploma na vitrina do estabelecimento para os invejosos se roerem, depois podia morrer em paz.
- E a sua filha quer casar?
- A minha filha diz que os homens não dão utopia á vida.
- A utopia aparece com os filhos, o meu pai contava que com o primeiro filho se sentiu um Hércules a segurar dois mundos.
- Sim os filhos fazem-nos acreditar no impossível, olhe você sabe quem cá esteve?!
- Não
- O professor Cavaco silva, fiz questão de lhe servir um café, é um homem de trabalho, subiu a pulso na vida, acho que ele não vai deixar os maricas casar, aqui em frente moram dois, acho que os dois são médicos, nem que eu estivesse a morrer... costumam vir aqui, costumo rezar por essa gente.
- Cada um faz o que quer, a mim não me faz mossa.
- Lá na televisão é que estão bem, eu gosta daquele maricas da televisão, costumo ver aquele programa das manhãs, a minha filha diz que não se deve falar maricas, que é mais correcto homossexual, é como promover o soldado raso a general, ideias modernas, se eu governasse isto ia com pau de marmeleiro, sabe o meu marido nunca me tocou, não lhe dei motivos, sempre me soube comportar, as mulheres agora não se sabem por no seu lugar, querem ser iguais aos homens, querem independência, usam as mini saias cada vez mais levantadas, vê-se tudo , outro dia estava cá uma rapariga quando se baixava mostrava o rabo, tinha vontade de lhe pregar um par de estalos, isto é uma casa séria.
Começa a chover, saio para comprar o jornal, tenho andado a pensar escrever um romance ou propor uma crónica na rádio, vou talvez tentar escrever o diário da roupa suja.

 

Lobo 010

 

publicado por relogiodesacertado às 15:20
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A prostituição das árvores

Não consigo dormir, vou para a rua ver as árvores perfiladas. Minhas queridas não tenho dinheiro, a prostituição não é solução, e há alternativas melhores que aturarem bêbedos e cães e os cães não usam cartão de credito, nem os bêbedos vos dão perfumes caros. Estou desempregado, ontem fui inscrever-me num curso de jardineiro, na entrevista perguntaram-me coisas sobre as árvores, eu disse que já tinha sido casado com uma, mas éramos incompatíveis, não tínhamos o mesmo grupo sanguíneo, eu gostava de sair, jogar bilhar com os amigos e ela não gostava de sair, tinha os pés bem assentes na terra. És um imaturo dizia ela e tu és uma pobre que não anda nem desanda, se não sais do mesmo sitio como vais ganhar a vida, não podes viver sempre á custa das intempéries. E ela respondia-me: - Tenho um bom corpo, ganho mais com as formas do meu corpo do que a lavar escadas e fica a saber que conheço muitas meninas universitárias, já ouvi muitas conversas, olha podias comprar-me um telemóvel, preciso de estar ocupada, agora não tenho tido muitos clientes, o ultimo foi um politico, um major, pagou-me em electrodomésticos, era um chato, estava sempre a bocejar, mas o pior foi com um guarda republicano, tinha fantasias estranhas, apalpava-me e passava-me multas. Olho para ela, tenho os olhos baixos, oiço o apito da fabrica. Minhas queridas vou voltar para casa, tenho roupa no estendal, lavar roupa suja é melhor que tomar xanax. Já me ia esquecendo, trago rebuçados, podem usar o papel como protecção. As dores de garganta são profundas e o sexo oral é lírico. Boa noite e tenham cuidado com os rafeiros. Apagam-se as luzes e vai terminar o filme.

 

Lobo

publicado por relogiodesacertado às 15:14
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Quarta-feira, 15 de Setembro de 2010

...

A água agora é uma pétala
e cada dedo pode ser um rebanho
a desenhar a estratégia
que a noite tem
para preparar o sono
dos que acordam para a guerra.

A água é uma pétala
e cada olhar pode ser um estilhaço
Quem se vai quebrar no muro da madrugada?
O cansaço é um pássaro
deitado no chão a contemplar os olhos.

A água é uma pétala
e cada gesto pode ser um desenho.
Quem se perdeu
ou quem fez da inconsciência uma canção?!

Quem vai quebrar o muro da madrugada?
Cada olhar pode ser um motivo
para desesperar.

A água agora é uma pétala...

Lobo 010

publicado por relogiodesacertado às 16:40
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